Il prg delle nuvole

agosto 19, 2015

Se avessimo lo stesso coraggio di libertà a lasciar seguire le nuvole con gli sguardi e le emozioni e parimenti a terra le dinamiche della vità lasciarle fluire e generarsi e annullarsi senza diritti di posizione.. che mondo migliore avremo. il vero piano regolatore è quello che annulla le certezze delle zonazzazioni e l’arroganza della mobilità prevalente. solo la parte sedimentata che fa nel cielo quelle sfumature di grigio rosso celeste blu e oro a volte andrebbe percepita e amata e anch’essa fluente è piena di lentezza che ci fa gioia delle stagioni. dalle nuvole c’è da imparare per pianificare i sogni qui in terra.

basterebbe poco..

luglio 19, 2015

sono stanco gli occhi mi si chiudono in questa notte d’afa così come il giorno a destino refrigerato sull’acqua e il cuore dentro nel mare se bastasse per sempre e sale negli occhi che si abbandonano alle lacrime. se bastasse la notte a ringraziare poeti che leggono e traducono sogni e delicatezze in un dialetto globale. se bastasse guardarsi e stringere le mani per viaggi di promesse e arrivederci. imparare dalle parole narrate in versi e dalla grappa portata in regalo. ad ogni cosa il suo nome. come gli abbracci e i grazie e il finestrino giù ad indicare con gli occhi la strada senza navigatore satellitare a voce sintetica.

diurni di.versi

luglio 12, 2015

Che ci vuole. le persone. assieme. orientate allo stesso sguardo. la voglia di superare il sole battente l’avventura di sedute lilla e ombelli estivi tra parole e suoni. è immaginare il passaggio di un treno che ci porti via dal caldo e dal sudore che sono felici di passione e sorrisi per luoghi ritrovati. la bellezza ricorda di una ricostruzione di un luogo aiutato dalla poesia e non sono solo mattoni e intonaci fatiscenti o finestre da riaprire fontanelle e pavimenti con le fughe allargate binari tra sassi e fiori. no. il paesaggio esiste perchè lo attraversiamo con le emozioni nostre. unisone. da dentro.

cerco la città

giugno 22, 2015

urbanità. sentirsi città possesso di aria acqua polvere di terra e frequenze sonore di traffico di idee sedimentate lente come le storie dei muri. la stranezza della sparizione, del vuoto apparente. possono sparire i luoghi come strappati dalla pelle nella rabbia di violenze e ignoranze e poco rispetto nella battaglia. ma possono sparire i luoghi se tu corri troppo veloce dentro te per difesa o per amore. gli alberi il campanile storto la musica negli angoli pavimentati freschi costruiscono una nuova partitura con note libere per essere ricolorate con mani leggere. abbraccio le persone ancora salvifica la loro bellezza o la lontananza dei piedi per terra. se piango è perchè cerco la città e il cuore sull’acqua.

quattro passi

giugno 6, 2015

bastano quattro passi da solo per ricucire la memoria della serata e le luci di notte della città silenziosa, cosi caldo che anche il motorino che sfreccia scomposto porta conforto e l’acqua che scorre mette sollievo quanto il suo fresco rumore. ci volevano le parole dei poeti già sentite più volte a farmi ribollire dentro ancora per i pensieri di pronfondo amore che trasmettono alla vita di figli e padri e asili e nomi spariti sul campanello più della coppa di vino rosso. la musica si confonde con le pareti ed i quadri alle pareti e tutto sembra trasportato in un’altra epoca di chiacchericci fisarmoniche e occhi lucidi di contentezza e d’amicizie senza sconti. così pure i ragazzotti fuori dal locale sparsi tra sedute improvvisate di davanzali e cigli marciapiedi birra in bottiglia e cicca e dread parole impegnate di sogni a scadenza. e il sorriso maturo di uno di loro che mi chiacchera addosso senza la distanza del tempo e delle parentele comuni. ultimo giro di rosso. a piedi oggi rischi meno col codice della strada se la voglia di gridare la rigiri dentro.

fulmini

maggio 21, 2015

E’ il cuore oggi ad aver viaggiato più forte di una coupè sull’autostrada per cui riconosco che non c’è dimensione fisica alcuna per l’urbanistica dei sentimenti. stà nei sorrisi, nei post di risposta e nelle nuvole a movimento randomizzato col sole schiacciato all’orizzonte fatto di gentilezza a carezze di luce. se poi da qui alla strada c’è un vetro di confine e le sedie trasparenti e i tavoli lilla e i quadri kitsch alle pareti non importa e sono i venti centesimi di resto dati da pezzi piccoli due e cinque ad attraversarmi di serenità e pensieri sonori. così la poesia aggancia la zonizzazione che pianifica l’orgoglio scientifico di una pacca sulla spalla e mi passa attraverso questo fulmine ad elettrizzarmi dentro.

case (10 maggio)

maggio 9, 2015

Anche se costruisco paesaggi e case per abitare ed entro nelle vite di altri.. com’è difficile interpretare il mondo di quella anziana persona che ormai mi confonde sempre più spesso con l’amore della sua vita e moltiplica i nipoti e racconta di una casa sua sua tutta sua dove tutto si ritrova a posto ed è come quella che abita ora ma è sua e lì le cose sono in ordine e non si perdono come la sua memoria. porto a se sempre più spesso le mie carezze così da rubare sorrisi e scambio di occhi per cercare di vederci ancora dentro in un complicato gioco di vuoti che vanno inesorabilmente ad aumentare. E sono le momorie mie ora quelle di bambino che mi ritornano di qunado ho pianto di nascosto perchè non ero riuscito a disegnare sull’album di scuola la vera bellezza di mia una madre che girava per casa col viso tenero e liscio e giovane e potentemente silenzioso. Ho piegato le lenzuola stirate e collocate in un armadio di una casa che non c’è. ma poi in verità c’è e ci sarà. sempre.

liberazione…

aprile 25, 2015

stolti lanciamo dichiarazioni di soddisfazione che son peggiori dei crimini stessi e confondiamo la libertà di parola con l’idiozia e lo spregio. che ne possiamo sapere del mare a largo senza sponde e pareti di onde che sprofondano e ovattano i pensieri di persone attente come noi alla vita e sono vite che cercano un abitare migliore mentre l’acqua le schiaffeggia e le tortura lenta. che ne possiamo sapere di aprire gli occhi nell’acqua di sale e pensare che la vita sarà presto a morire priva di liberazione tra le onde che per altri sarebbero carezze per dormire felici.