Archive for the ‘urbanità’ Category

uno.due.tre.

aprile 1, 2015

uno. è il suono della tromba leggero etereo il loop che sintetizza viaggi e battiti di bassi ritmici capirsi con le orecchie e parlarsi con i linguaggi della passione suoni ascolti poetiche narrazioni di alberi e di binari cadenza ritmica e ancora leggera distorsione al cono della cassa per fare il racconto più crudo e ruvido di essenza e verità. due. le pareti nere delle stanze le luci appena e sembra altrove e sembra città metropolitana i drink il sapore delle barbe lunghe e giacche vintage e visi senza rimmel sorrisi arte tenacia generattivismo. tre. ll formaggio grasso e il pomodoro secco sul piatto pronto col pane spezzato e il vino a caraffe di bianco e di rosso tavolo di legno nel giardino vicino al cancello che segna accoglienza e baci e abbracci stretti da un destino comune. la notte e la pianura. paesaggi. dentro.

… distratti

gennaio 30, 2015

Un pezzo di strada, il quartierino fuori mura ora è centro. Si possono intravedere nei vecchi strati tutte le bellezze di un edilizia semplice quasi architettura del discreto e sapienza da muratore. Così si leggono poi le superfetazioni e le aggiunte con i linguaggi della casualità ed ora le mani di giovani architetti volti a sperimentare lamiere arrugginite e grigliati di legno e scossaline a filo muro, così tante referenzialità che il quartiere non da più segni di forza aggregativa e vitale, nascondigli muri alti e ringhiere a color del gusto stagionale con parcheggi di auto fuoristrada con gommature a perfetta pulizia. urbanesimi distratti.

… succede spesso

dicembre 7, 2014

… succede spesso con i poeti e i loro saluti prima e gli addi dopo lavorano di intensità e nitidezza d’animo aperto da quintali di pelinkovaz. sarà la percezione dei confini sentirsi forti da trapassarli come luoghi e come pensieri. negozio di due secoli fa e mobili di oltre un secolo lì e la signora con grembiule intero che questo non è solo un panificio ma anche un bar che oggi si chiude mica alle otto ma fino alle nove – grazie un giro ancora di bianco – e mi da una mano ad aprire la bottiglia che mio fratello forse sta dormendo? fuori tempo l’icona della madonna e i ceri sotto accanto ai confetti invasati trasparenti. una stanza cinquepercinque grande come un mondo pieno di sudori e sapori sedimentati. strudel. leggono alla sala civica leggono leggono poi i menestrelli della parola aggiunta alle note di flauto corrompono il cuore e c’è tempo di sfogliare libri fatti a mano di piombo e carta forata. lo spirito a posto e allora alla ricerca di un posto dove lo stomaco possa esprimersi e ridere di pizze dal bordo alto nominate da chef televisivi e tavoli e pareti e vetri di murano stravaganti quanto il cesso al piano sotto per far pipì prima dell’ultima l’ultima l’ultima mezza. mezza. un’altra mezza. rapiti da riso per le cose di legno non ci accorgiamo del vento fresco del mattino e della notte lunga che saluta chi dorme e vaneggia e viaggia per rientri con memoria a pedaggio di felicità.

non sono case queste

novembre 27, 2014

eppure i muri e le pareti che fanno le stanze non servono più per proteggere ma a mescolare e nascondere le grida e le sofferenze di un mondo sbagliato e tumefatto da violenze e paure a reagire. non sono case queste senza colori e odori da cucina innamorata non sono case queste che hanno fondazioni troppo pesanti per concedere un sorriso di donna. oggi è il ventisette e segue il ventisei e il venticinque. novembre. se non ora quando.

… ai molini

novembre 17, 2014

Sono due, piccoli segni di storia immersi nella natura di un fiume benigno di energie scomparse e pericoloso di forza bulimica di piogge. acqua di recinto umidità di muri e intonaci che respirano per lasciare vivere altre opere di arte moderne. compensati marini trattati dal fango e dagli stracci umidi di sudore per ridare la vitalità alla musica urlata di cantautore nomade e trio persi nel nord est di ricerca psichedelica moog e rodhes assieme diapositive di vita grafica al tratto e a diagonali stabilite dall’emozioni. cosi forte il suono della cassa e rullante da abbattere i muri virtuali dei nostri pensieri cosicchè i luoghi i luoghi immaginati possano essere lì con noi paesaggi continui. sudore. amore. a sfiorare. acqua tangente.

sessantapersessanta

ottobre 7, 2014

una predica solitaria funebre a raccontare una vita poco conosciuta e allora invocare l’ammorediddio risulta facile a costringere l’ascolto dentro lo spazio aulico di un altare moderno a forme proiezioni forzate luci artificiali percezione divina appena segnata. stante gli abbracci è la piazza di auto e saluti a concedere ancora relazioni sentite e poi traguardare sguardi di incontri felici sentirsi vicini e memori di storie comuni. caffè cioccolatini acqua e tonica attorno al tavolino sessantapersessanta a gambo centrale con alla mia sinistra colei che mi raccolse piccolo e ignorante e mi fece sognare di bellezze da studiare e scoprire e poi del mondo da conquistare e rispettare essere un buon cittadino lottare per la pace. non c’è età per la riconoscenza e la grandezza.

la controfigura della papera

settembre 27, 2014

anima piccola forte veloce anima di papera da due giorni che fugge per gioco ad ogni soffio la madre a misura d’occhio anima coraggiosa se l’acqua non offende la riva canneti rocce erbe palustri e scivoli di cemento. uno specchio d’acqua a settembre col sole alto a picco sul mezzogiorno e tutto intorno commercio organizzato faidate tuttosport animaliwow ciboamericano. il marciapiede a betonelle a correre soddisfa la curiosità di una passeggiata a raggio tondo fino al guardrail di un’autovia veloce che fa da sottofondo all’apparente silenzio delle biodiversità protette da cartellonistiche di genere. Sembra essere così il futuro, sinergico, contaminato, da una socialità forzata e consumismo prevalente, e lo colgo dai punkabbestia che provano a pescare con esce artificiali da ventisettedollari il culo fuori e nessun cestino per il bottino. ci si diverte con poco al parco giochi econ-aturalistico e poi scorgo la controfigura della papera che dà il turno all’attore principale. [stasera vado via]

per i muri e i silenzi

settembre 20, 2014

poesia su fondo giallo e città patina di umido pioggia nebbia chiacchiericci. c’è un diverbio tra il prosecco a calice alto e i crostini al baccalà, tra la solitudine e la moltitudine che sta dentro e fuori me. ma la città legge, legge e anche ride, ride forte e sputtana la credibilità della birra a tappo corona. le voglio bene. per tutto. per i muri e i silenzi.