Archive for the ‘architettura’ Category

la disinvoltura della sciarpa…

febbraio 12, 2015

la disinvoltura della sciarpa in cotone e il maglione nero che reggono il mio stato d’animo sciolto dall’imbarazzo della professione arredare progetti ed ascoltare la vita di cantiere portata sulla tavola della pizzeria. sono racconti di legni messi in posa che poi lavorano di torsione e vita di materiale da natura e pensieri di chi vive gli spazi di una casa quotidianamente e respira i muri le pareti pavimenti solai rubinetti e sanitari lo scaldabagno ad olio e il rumore dell’acqua sui tubi. sono donne che hanno forza decisionale e mariti inconsapevoli delle bellezze sbiadite e impresari da ritocco al ribasso e ciao ritorno se hai bisogno di me di un consiglio di un rappezzo sul tavolino basso, la casa semplice di carta con una finestra grande e la porta aperta per fuggire.

al contrario

febbraio 3, 2015

al contrario la sera sale la luce nera e guardavo il profilo della maestà del complesso storico monumentale in mezzo al verde stagionato al contrario e gli uomini di pietra appolaiati fermi a guardare il sole che nasce al contrario silenziosi ma i pensieri si li sentivo li sentivo crescere e annullare i nostri di pensieri troppo deboli di storie e esperienze. loro di storie ne hanno raccolte migliaia su se stessi e di noi sapevano che avremo spalancato la bocca per la grandezza delle porte delle sale dei corridoi delle scale cosi grandi e il ballatoio grande al contrario così da costringere a visioni dello spazio verso l’alto le decorazioni e cassoni di legno e stucco. se poi ascoltiamo le voci sussurrate dei muri intonacati e gli echi degli uomini al contrario il letto l’alcova e il sudore tutto passa scivola la vita che sembra normale ed è dei potenti al contrario. al contrario di noi. al contrario della tempo. al contrario

… distratti

gennaio 30, 2015

Un pezzo di strada, il quartierino fuori mura ora è centro. Si possono intravedere nei vecchi strati tutte le bellezze di un edilizia semplice quasi architettura del discreto e sapienza da muratore. Così si leggono poi le superfetazioni e le aggiunte con i linguaggi della casualità ed ora le mani di giovani architetti volti a sperimentare lamiere arrugginite e grigliati di legno e scossaline a filo muro, così tante referenzialità che il quartiere non da più segni di forza aggregativa e vitale, nascondigli muri alti e ringhiere a color del gusto stagionale con parcheggi di auto fuoristrada con gommature a perfetta pulizia. urbanesimi distratti.

il silenzio del taglio netto

ottobre 26, 2014

rumori dolci di cantiere attento il silenzio del taglio netto del flessibile sul marmorino a scoprire la pietra a scoprire il mattone a scoprire la sapienza custodita tra le pieghe della malta e di un’argilla cotta al punto giusto. ora vedo gli occhi rossi di polvere e il sorriso di un racconto di storie lontane e lontane ad oriente a ritrovare tecniche di costruzione che ancora oggi possiamo imparare. ce ne stiamo coccolati dall’involucro storico del palazzo a rispettare quanti prima di noi hanno saputo agire con tatto e passione forse è solo un sentirsi correre da un destino comune e che poi lo spazio intorno non è solo stanze da ristrutturare ma voci che narrano canzoni di emozione e conoscenza.

benvenuta

settembre 1, 2014

non è forte il pianto non è un pianto è parlare da dentro segnare il luogo con le onde sonore e mi racconta la stanza dove si trova il suo riposo o l’abbraccio di genitore che ti porta in giro e ruota libera in una stanza e passa all’altra forse la pappa che concede il silenzio alterno a segnature di soggiorno e bagno e scale amplificate. il mio orecchio si abitua a leggere lo spazio attraverso il suono di questa piccola vicina nuova pochi giorni socievole assai. benvenuta.

case

agosto 3, 2014

troppo sofisticato il pensiero dell’architetto che tutto vuol dirigere e controllare nelle sfumature e negli odori di un luogo possibile e mediato da racconti di cuori prolifici di immaginazione ed abitudini all’agio presunto e poi in vero è la spensieratezza degli argomenti a pelle e dove mettere gli odori e pensare alla direzione di brezza dal mare e il filtro degli alberi laggiù. senza forma e senza metrica casa intorno a terrazza che profuma di limoni e biancherie fresche nascoste appena al sole quello si presente e attento a bruciare la pelle non troppo. e che sarai mai poi se hai del cortisone in crema in casa e se le mani si incrociano su un pezzo di mondo in miniatura messo lì solo per gioia di un bianco cartoncino. sono case. pezzi di noi.

toc toc

aprile 3, 2014

Ovest, toc toc muri a vuoto in percentuale variabile storia fatta bene e storia fatta male, sud cocciopesto quasi per gioco, est stucco liscio patinato rispecchia il giardino lasciato andare intrigante maledetto, nord di cemento smaltato e sporco di ignoranza materica. tutto sembra un gioco di rimandi a specchi a memorie costruttive a errori di manutenzione, i muri denunciano i loro difetti solo all’apparenza così come dentro chiamano e spacciano bellezza dura e diretta tanto da far male ad ogni cuore malato di passione.

In ordine..

maggio 5, 2013

In ordine: un pescatore con lenza semplice, bambini che tirano sassi e nascondono il sorriso birbante, papere spaventate, papere tranquille, un pescatore lento con due canne a fondo affronta le chiacchere di curiosi, tre biciclette con cambi doppi, due ragazzi su muretto con chitarra l’una accompagna l’altra fa il solo, un operaio scarica le impalcature che ‘come ha fatto ad entrare col furgone?’, un tizio taglia l’erba attorno l’approdo, il pontile, la barca sporca, una coppia di camminatori innamorati, pedoni occasionali, signore in tuta, scarpe da ginnastica luccicanti, un pescatore con canna a mulinello ed esca finta, due bimbi asiatici con papà, campi, campi, campi, città, auto, tracce scomposte di corsie preferenziali, ZTL. Non ci penso a tutto ciò, fino al ritorno, che è buio, la solitudine si fa memoria, ma il fiume a fianco è sempre lo stesso, solo più nero e tenero, e contiene il suo senso di luogo, lo puoi solo amare così, e così mi aiuta a smettere di avere caldo, e non serve più progettare, neppure l’architetto che alla mostra mi aveva gridato tutta la sua capacità di disegnare le case antiche non mi aveva convinto, per nulla.