quattro passi

bastano quattro passi da solo per ricucire la memoria della serata e le luci di notte della città silenziosa, cosi caldo che anche il motorino che sfreccia scomposto porta conforto e l’acqua che scorre mette sollievo quanto il suo fresco rumore. ci volevano le parole dei poeti già sentite più volte a farmi ribollire dentro ancora per i pensieri di pronfondo amore che trasmettono alla vita di figli e padri e asili e nomi spariti sul campanello più della coppa di vino rosso. la musica si confonde con le pareti ed i quadri alle pareti e tutto sembra trasportato in un’altra epoca di chiacchericci fisarmoniche e occhi lucidi di contentezza e d’amicizie senza sconti. così pure i ragazzotti fuori dal locale sparsi tra sedute improvvisate di davanzali e cigli marciapiedi birra in bottiglia e cicca e dread parole impegnate di sogni a scadenza. e il sorriso maturo di uno di loro che mi chiacchera addosso senza la distanza del tempo e delle parentele comuni. ultimo giro di rosso. a piedi oggi rischi meno col codice della strada se la voglia di gridare la rigiri dentro.

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