sono stanze

sono stanze che riconosco, il soggiorno di famiglia, a volte misuro il tempo che passa dalla morte di mio padre con gli occhi di mio figlio che non l’ha potuto vedere, ma lo sa che c’è. me l’ha detto di ritorno dal camposanto con la zia e i cugini contento di aver visto i fiori, aver dato loro l’acqua, e un nonno dai capelli bianchi bianchi. ne parlava come se fosse vivo e di fatto così me l’ha fatto sentire. sublime tristezza e flussi inspiegabili di mani che si sfiorano. se piango ora è per l’amore che gira nei luoghi, le stanze che ti appartengono, il soggiorno di famiglia. una casa non vale nulla nell’estetica senza dei colpi nello stomaco, una casa non vale nulla senza un soggiorno.

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