tre

Sedie, tre, tre sedie, quelle di legno e compensato, disegno semplice, sbiancate più volte, intense di segni e botte nelle gambe, nei traversi, nello schienale a curva leggera, il tempo segnato… una, una sedia per la solitudine, a guardarsi i piedi e le unghie che crescono e il cuore maledetto fisso a cercare un battito più forte,  e tre, per la compagnia solare e piatti e bicchieri e bottiglie che spariscono nelle parolacce a mandata doppia, ma poi due, due sedie, per l’amicizia lunga e l’attesa, a sfiorare solo un poco i pensieri e le parole che non serve dire. Bruno ne descrive cento, ma sono mille e oltre e alla fine … tre.

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