Archive for maggio 2013

Roma..

maggio 20, 2013

Di due giorni di discussione aulica sullo ‘spazio pubblico’… nulla fa cenno a questo sentire. Cerco ancora di camminare da solo, per capire meglio la città, i suoi odori, i suoi umori.. e mi è difficile non percepire il confronto con la memoria per una socialità che sembra sparita.. non so se sono aggrappato alla nostalgia o l’invadenza dell’indifferenza è la sola cosa che vedo…  però di fatto non c’è un gesto di gentilezza, un sorriso, un buongiorno, un lasciar strada, un venire incontro.. eppure i muri sono gli stessi, belli, forti, antichi, e la mobilità trasandata al solito, arrogante, come la forza della storia e la modificazione delle sue epoche, incise in ogni pezzo della città. Eppure basta poco, in questa babele di paure reciproche, a sostenere la mia speranza.. tirato dentro a forza nell’ultima corsa del bus strapieno, come in un salvataggio a mare, ringrazio d’istinto e un leggerissimo sorriso in un viso stanco e straniero replica: ‘tutti stasera dobbiamo tornare a casa’…

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In ordine..

maggio 5, 2013

In ordine: un pescatore con lenza semplice, bambini che tirano sassi e nascondono il sorriso birbante, papere spaventate, papere tranquille, un pescatore lento con due canne a fondo affronta le chiacchere di curiosi, tre biciclette con cambi doppi, due ragazzi su muretto con chitarra l’una accompagna l’altra fa il solo, un operaio scarica le impalcature che ‘come ha fatto ad entrare col furgone?’, un tizio taglia l’erba attorno l’approdo, il pontile, la barca sporca, una coppia di camminatori innamorati, pedoni occasionali, signore in tuta, scarpe da ginnastica luccicanti, un pescatore con canna a mulinello ed esca finta, due bimbi asiatici con papà, campi, campi, campi, città, auto, tracce scomposte di corsie preferenziali, ZTL. Non ci penso a tutto ciò, fino al ritorno, che è buio, la solitudine si fa memoria, ma il fiume a fianco è sempre lo stesso, solo più nero e tenero, e contiene il suo senso di luogo, lo puoi solo amare così, e così mi aiuta a smettere di avere caldo, e non serve più progettare, neppure l’architetto che alla mostra mi aveva gridato tutta la sua capacità di disegnare le case antiche non mi aveva convinto, per nulla.